Fisicamente

di Roberto Renzetti


(L’infame “Manifesto degli scienziati razzisti” venne pubblicato sul “Giornale d’Italia” il 14 luglio 1938 e sottoscritto da 180 pseudo scienziati del Regime. Secondo i diari di Bottai e di Ciano esso fu redatto, quasi completamente, da Mussolini in persona)

Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

DICHIARAZIONE SULLA RAZZA

(La ridicola, ma non per questo meno infame “Dichiarazione sulla razza” fu approvata da Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938, e venne pubblicata sul “Foglio d’ordine” del Partito nazionale fascista, il 26 ottobre 1938)

Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.
Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:


a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;

b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;

c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno;

d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero.

Ebrei ed ebraismo
Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.
Il divieto d’entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri
Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili – secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie – è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali: a) abbiano un’età superiore agli anni 65; b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.


Ebrei di cittadinanza italiana
Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:

a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;

b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;

c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;

d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.

Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana
Nessuna discriminazione sarà applicata – escluso in ogni caso l’insegnamento
nelle scuole di ogni ordine e grado – nei confronti di ebrei di cittadinanza
italiana – quando non abbiano per altri motivi demeritato – i quali appartengono
a:
1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;
2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;
3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;
4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;
5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;
6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.
7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.

Gli altri ebrei
I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell’attesa di una nuova legge concernente l’acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:

a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;

b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone;

c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;

d) prestare servizio militare in pace e in guerra. L’esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti.


Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:
1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;
2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;
3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l’attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti;
4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l’istituzione di scuole medie per ebrei.
Immigrazione di ebrei in Etiopia
Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell’Etiopia. Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell’atteggiamento che l’ebraismo assumerà nei riguardi dell’Italia fascista.


Cattedre di razzismo
Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno.


Alle camicie nere
Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri

PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLA RAZZA NELLA SCUOLA FASCISTA

(il 5 settembre del 1938 venne emanato questo decreto che con infamia cacciava via i cittadini italiani di religione ebraica dalle Scuole Pubbliche e dalle Università)

REGIO DECRETO XVI, n. 1390

Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D’ITALIA IMPERATORE D’ETIOPIA

Visto l’art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo;

Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.

Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza.


Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.


Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l’educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.


Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.


Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 – Anno XVI Vittorio Emanuele
Mussolini, Bottai, Di Revel

http://www.cronologia.it/mondo23i.htm

“LA DIFESA DELLA RAZZA”
Direttore  Telesio Interlandi
Il primo numero uscì 
Il 6 Agosto 1938 (85.000 copie)
Quasi contemporaneamente uscì il “Manifesto”

(una pagina interna della rivista – IN FONDO)

MANIFESTO DEGLI 
SCIENZIATI RAZZISTI
 


Il “maestro” di Hitler, di razzismo e antisemitismo
era un inglese un francese e… WAGNER –

 I 10 punti del Manifesto pubblicato sul “Giornale d’Italia” il 15 luglio 1938.
In prima pagina; Titolo: ” Il fascismo e i problemi della razza”

Tesi redatta da 10 scienziati italiani per il “Manifesto della razza”.
L’elenco delle firme sarà pubblicato solo dopo dieci giorni, il 25 luglio, dopo essere stati ricevuti dal ministro della cultura popolare Dino Alfieri e dal segretario del Pnf ACHILLE STARACE. A questi nomi seguirà un elenco di personalità italiane (180 scienziati, 140 politici, intellettuali, giornalisti) schierate a favore dei provvedimenti razzisti del Regime. (vedi sotto I NOMI)

Questo il comunicato del 25 luglio, uscito dalla segreteria politica:

“Il ministro Segretario del Partito ha ricevuto un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane, che hanno sotto l’egida del Ministero della Cultura popolare redatto e aderito alle proposizioni che fissano la base del razzismo fascista. Erano presenti i fascisti:

* On. Sabato Visco direttore dell’Istituto di Fisiologia generale dell’Università di Roma e direttore dell’Istituto nazionale di Biologia presso il Consiglio nazionale delle Ricerche
* Dott. Lino Businco, assistente di patologia generale all’Università di Roma
* Prof. Lidio Cipriani, incaricato di antropologia nell’Università di Firenze
* Prof. Arturo Donaggio direttore della clinica neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società Italiana di psichiatria
* Dott. Leone Franzi assistente nella clinica pediatrica dell’Università di Milano
* Prof. Guido Landra assistente di Antropologia nell’Università di Roma
* Sen. Luigi Pende direttore dell’Istituto di Patologia speciale medica dell’Università di Roma
* Dott. Marcello Ricci assistente di Zoologia all’Università di Roma (di Zoologia !!! – Ndr)
* Prof. Franco Savorgnan ordinario di demografia nell’Università di Roma, presidente dell’Istituto centrale di statistica
* Prof. Edoardo Zavattari direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

Alla riunione ha partecipato il Ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri. 
Il Segretario del Partito ACHILLE STARACE, ha elogiato la precisione e la concisione della tesi, e ha ricordato che il fascismo fa da sedici anni  praticamente una politica razzista che consiste -attraverso l’azione delle istituzioni del Regime- nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il segretario del Partito ha soggiunto che il Duce parecchie volte -nei suoi scritti e discorsi- ha accennato alla razza italiana quale appartenente al gruppo cosiddetto degli indo-europei.
Con la creazione dell’impero, la razza italiana è venuta in contatto con altre razze; deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione.

Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una razza diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni nazione, costituito -coi loro uomini e coi loro mezzi- lo stato maggiore dell’antifascismo. 

Il Segretario ha infine annunciato che l’attività principale degli istituti di cultura fascista nel prossimo anno, sarà l’elaborazione e diffusione dei principi fascisti in tema di razza, principi che hanno già sollevato tanto interesse in Italia e nel mondo. 

Questo il documento redatto sotto forma di decalogo dai 10 scienziati 

Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista. (Da “La difesa della razza”, direttore Telesio Interlandi, anno I, numero 1, 5 agosto 1938, p. 2).


1) Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti

2) Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente

3) Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze

4) La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa

5) È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio

6) Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana

7) È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità

8) È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili

9) Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempe rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani

10) I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

Giornale d’Italia” – 15 luglio 1938.


Il manifesto degli scienziati razzisti fu poi sottoscritto da 180 scienziati del regime, cui si aggiunsero autorevoli intellettuali, giornalisti, politici, professori di università.
Secondo i diari di Bottai e di Ciano la lista fu redatta, quasi completamente da Mussolini.

UNA LISTA CENSIMENTO DELLE PERSONALITA’ FIRMATARIE COMPARE SU

http://www.menorah.it/articoli/storia/razzismo.htm

http://www.bdp.it/~copc0001/ebraismo/ideologi.htm

http://space.tin.it/scienza/atourno/Elenco.htm

http://www.romacivica.net/novitch/LeggiRaz/promulgatori.htm

Nell’indicare tali link, non siamo responsabili del loro contenuto
(che può variare nel tempo (!?), e secondo i “tempi” (?!))

ALCUNI NOMI INSERITI, QUESTI O I LORO PARENTI, MI SCRIVONO TRAMITE I LORO AVVOCATI, AFFERMANDO CHE I SIGNORI CITATI NON SI ERANO AFFATTO SCHIERATI FRA I RAZZISTI.
PROBABILMENTE ALLORA IL LORO NOME COMPARE PERCHE’ DOVUTO A UN “ERRORE DI STAMPA” (SIC!) , O OMONIMI DEI NOMI DELLA SU CITATA LISTA
(Lista, Riviste e giornali che sono però rintracciabili nelle Biblioteche Nazionali (Roma, Napoli, Venezia) o in quelle che possiedono una ricca emeroteca. Io le ho viste alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia).

MA DATO CHE IL NUMERO DI QUELLI CHE SI DISSOCIANO -QUI- AUMENTA OGNI GIORNO
SEMBREREBBE CHE QUELLA LISTA NON FU SOTTOSCRITTA DA NESSUNO !!!
E CHE QUESTE RIVISTE E LE LISTE NON SONO MAI ESISTITE !!!
CHE SONO DELLE INVENZIONI DEGLI EBREI !!!
( anche se ne stampavano 85.000 copie ogni numero !)

(ORA IO DICO CHE, QUELLI CHE SI DISSOCIANO ORA, SE SONO LA STESSA PERSONA, DOVREBBERO STARSENE ZITTI (perché prima o poi salta fuori un loro scritto). SE INVECE NON SONO LORO DOVREBBERO STARSENE ZITTI UGUALMENTE . NOI ABBIAMO INDICATO I NOMI, MICA LA DATA DI NASCITA, LA PROFESSIONE, L’INDIRIZZO, LA CITTA’. E QUINDI LE OMONIMIE SONO POSSIBILI E LA NORMATIVA SULLA PRIVACY E’ DUNQUE SALVA.

In caso contrario ( minacce, intimidazioni, richiesta di danni morali, per essere stati inclusi nell’infamante lista) chiedo al Centro Simon Wiesenthal di intervenire, se è illegale pubblicare un documento storico che si trova in ogni biblioteca.
Uno di quelli che ha minacciato querele tramite avvocato (che lui non era antirazzista, ma fino ad oggi uno stimato funzionario dello Stato) abbiamo rintracciato un suo libro del 1939; gli abbiamo chiesto al suo avvocato che se veramente le cose stavano come diceva lui, che ci desse allora l’autorizzazione (solo fra tre anni è fuori copyright) di pubblicare in rete il suo libro, così sappiamo tutti cosa scriveva, E’ un apologia al razzismo e uno di quelli -l’autore- che propose a Mussolini di mandare gli ebrei al Madagascar.
Non abbiamo più sentito né lui né il suo avvocato (che fra l’altro saputa la cosa ha trasalito).

http://www.cronologia.it/mondo23p.jpg

.

http://www.cronologia.it/mondo23q.jpg

altri numeri della rivista (in grande formato a piena pagina) sono nel file dei “Documenti” su CD ROM.

DICHIARAZIONE SULLA RAZZA

Votato dal  Gran consiglio  il 6 ottobre 1938 
Pubblicata sul “Foglio d’ordine” del PNF del 26 ottobre 1938)

(seguirà:  Regio decreto-legge  17 novembre 1938. n. 1728, Provvedimenti per la razza italiana,
Gazzetta Ufficiale –   19 novembre 1938 n. 264)

Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale. Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:

a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno;
d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero.

Ebrei ed ebraismo

Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.

Il divieto d’entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri

Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili – secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie – è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:
a) abbiano un’età superiore agli anni 65;
b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.

Ebrei di cittadinanza italiana

Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:

a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;
b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;
d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.

Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana

Nessuna discriminazione sarà applicata – escluso in ogni caso l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado – nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana – quando non abbiano per altri motivi demeritato – i quali appartengono a:

1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;
2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;
3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;
4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;
5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;
6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.
7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.

Gli altri ebrei

I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell’attesa di una nuova legge concernente l’acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:

a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;
b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone;
c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;
d) prestare servizio militare in pace e in guerra. L’esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti.
Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:
1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;
2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;
3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l’attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti;
4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l’istituzione di scuole medie per ebrei.

Immigrazione di ebrei in Etiopia

Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell’Etiopia. Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell’atteggiamento che l’ebraismo assumerà nei riguardi dell’Italia fascista.

Cattedre di razzismo

Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno.

Alle camicie nere

Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri.

 Foglio d’ordine” del PNF del 26 ottobre 1938

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La razza italiana
I sedici anni di politica razzista del Regime illustrati dal Segretario del Partito – “Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze; deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione”. – La posizione degli ebrei. 
 Il compito degli Istituti di Cultura Fascista nell’Anno XVII. Roma, 25 luglio 1938,  notte. Il ministro Segretario del Partito ha ricevuto un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane, che hanno sotto l’egida del Ministero della Cultura popolare redatto o aderito alle proposizioni che fissano la base del razzismo fascista.
Erano presenti i fascisti dott. Lino Businco, assistente di patologia generale nell’Università di Roma, prof. Lidio Cipriani, incaricato di antropologia nell’Università di Firenze direttore del Museo Nazionale di antropologia ed etnologia di Firenze, prof. Arturo Donaggio, direttore della clinica neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società italiana di psichiatria, dott. Leone Franzí, assistente nella clinica pediatrica dell’Università di Milano, prof. Guido Landra, assistente di antropologia nell’Università di Roma, sen. Nicola Pende, direttore dell’Istituto di patologia speciale medica dell’Università di Roma, dott. Marcello Ricci, assistente di zoologia (SIC !) all’Università di Roma, prof. Franco Savorgnan, ordinario di demografia nell’Università di Roma, presidente dell’Istituto centrale di statistica, on. prof. Sabato Visco, direttore dell’Istituto di fisiologia generale dell’Università di Roma e direttore dell’Istituto nazionale di biologia presso il Consiglio nazionale delle ricerche, prof. Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di zoologia (SIC !) dell’Università di Roma.

Alla riunione ha partecipato il ministro della Cultura Popolare.

Il Segretario del Partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi ha ricordato che il Fascismo fa da sedici anni praticamente una politica razzista che consiste, attraverso l’azione delle istituzioni del Regime, nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il Segretario del Partito ha soggiunto che il Duce parecchie volte, nei suoi scritti e discorsi, ha accennato alla razza italiana quale appartenente al gruppo cosiddetto degli indo-europei.

Anche in questo campo il Regime ha seguito il suo indirizzo fondamentale: prima l’azione, poi la formulazione dottrinaria la quale non deve essere considerata accademica cioè fine a se stessa, ma come determinante un’ulteriore precisazione politica. Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze, deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tale senso sono già state elaborate e applicate con fascistica energia nei territori dell’Impero.

Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una «razza» diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni Nazione, costituito  – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’antifascismo.

Il Segretario del Partito Starace ha infine annunciato che l’attività principale degli Istituti di cultura fascista nel prossimo anno XVII sarà l’elaborazione e diffusione dei principi fascisti in tema di razza, principi che hanno già sollevato tanto interesse in Italia e nel mondo.
Roma, 25 luglio 1938 – 

REGIO DECRETO – LEGGE
15 novembre 1938 – XVII, n. 1779

Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana

VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA IMPERATORE D’ETIOPIA


PER GRAZIA DI DIO
E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

Veduto il R. decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390;
Veduto il R. decreto-legge 23 settembre 1938-XVI, n. 1630;
Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull’istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928-VI, n. 877, e successive modificazioni;
Veduto il R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928; Veduto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Riconosciuta la necessità urgente ed assoluta di dettare ulteriori disposizioni per la difesa della razza nella Scuola italiana e di coordinarle in unico testo con quelle sinora emanate;
Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro per l’interno e del Nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; nè possono essere ammesse al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza. Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.

Art. 2. Delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti non possono far parte persone di razza ebraica.

Art. 3. Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica. è tuttavia consentita l’iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità ecclesiastiche.

Art. 4. Nelle scuole d’istruzione media frequentate da alunni italiani è vietata l adozione di libri di testo di autori di razza ebraica. Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di più autori, uno dei quali sia di razza ebraica; nonché alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica.

Art. 5. Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci. Le comunità israelitiche possono aprire, con l’autorizzazione del Ministro per l’educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all’uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario. Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l’insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l’educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità israelitiche.

Art. 6. Scuole d’istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituiti dalle comunità israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all’uopo osservarsi le disposizioni relative all’istituzione di scuole private. Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami à sensi dell’art.15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI n.928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell’Ente nazionale per l’insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gli insegnamenti della religione e della cultura militare. Nelle scuole d’istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica.

Art. 7. Per le persone di razza ebraica l’abilitazione a impartire l’insegnamento medio riguarda esclusivamente gli alunni di razza ebraica.

Art. 8. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto il personale di razza ebraica appartenente ai ruoli per gli uffici e gli impieghi di cui al precedente art.1 è dispensato dal servizio, ed ammesso a far valere i titoli per l’eventuale trattamento di quiescenza ai sensi delle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Al personale stesso per il periodo di sospensione di cui all’art.3 del R. decreto legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, vengono integralmente corrisposti i normali emolumenti spettanti ai funzionari in servizio. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall’abilitazione.


Art. 9 Per l’insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gl’insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l’interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari.

Art. 10. In deroga al precedente art. 3 possono essere ammessi in via transitoria a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica già iscritti nei passati anni accademici a Università o Istituti superiori del Regno. La stessa disposizione si applica agli studenti iscritti ai corsi superiori e di perfezionamento per i diplomati nei Regi conservatori, alle Regie accademie di belle arti e ai corsi della Regia accademia d’arte drammatica in Roma, per accedere ai quali occorre un titolo di studi medi di secondo grado o un titolo equipollente. Il presente articolo si applica anche agli studenti stranieri, in deroga alle disposizioni che vietano agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno.

Art. 11. Per l’anno accademico 1938-39 la decorrenza dei trasferimenti e delle nuove nomine dei professori universitari potrà essere protratta al 1í gennaio 1939-XVII. Le modificazioni agli statuti delle Università e degl’Istituti d’istruzione superiore avranno vigore per l’anno accademico 1938-39, anche se disposte con Regi decreti di data posteriore al 29 ottobre 1938-XVII.

Art. 12. I Regi decreti-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, e 23 settembre 1938-XVI, n.1630, sono abrogati. è altresì abrogata la disposizione di cui all’art.3 del Regio decretolegge 20 giugno 1935-XIII, n.1071.

Art. 13. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 15 novembre 1938 – XVII

Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel

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Si è poi in seguito tentato e si tenta ancora di scagionare il Re da questi provvedimenti. Ma resta il fatto GRAVISSIMO che quando il 25 luglio fu destituito Mussolini e fu sciolto il partito fascista, le leggi razziali non furono revocate né dal Re né da Badoglio.

Ma per quanto riguarda i Savoia, un precedente lo avevano in un loro antenato, Amedeo VIII,
che si era inventato perfino il distintivo che gli ebrei dovevano mettersi, in modo che i cristiani sabaudi potessero scansarli per non essere contaminati “Ut infideles a fidelibus discernantur”

  PRIMO CENSIMENTO DI RAZZISTI 
(Elenco di personalità italiane che pubblicamente si schierarono a favore dei provvedimenti razzisti del Regime)
ACERBO Prof. Giacomo ACITO Alfredo ALESSANDRI Pino ALESSI Rino ALFIERI Dino ALMIRANTE Giorgio AMICUCCI Ermanno ANDALÒ Ugo Giorgio ANDREUCCI Giuseppe ANGELINI Franco ANTONUCCI Antonio APOLLONI Livio APPELIUS Mario  ARCHIDIACONO Nicola ARFELLI Felice AZZARITI Avv. Gaetano.  BACCAGLINI Dott. Alessandro BACCIGALUPPI Mario BADOGLIO Pietro BACCIOLI Vincenzo BUFFARINI GUIDI Guido BALBO Emilio  BALLARATI Giancarlo BANCHER Dante Cesare BANISSONI Ferruccio  BARBARA Mameli BARDUZZI Carlo BARGELLINI Piero BAZZI Carlo BELLINO Ugoberto BENIGNI Umberto BEONIO BROCCHIERI Vittorio BERGAMASCHI Avv. Carlo BERNUCCI Giorgio Luigi BIAGI Bruno BIAMONTI Dott. Ettore BIANCOROSSO Dott. Rodolfo  BIANCINI Bruno BIASUTTI Renato BIOLETTO Angelo Marco BIONDOLILLO Francesco BOCCA Giorgio BOCCASILE Gino BORGHESE Ing. Gian Giacomo BORRETTI Mario BORSANI Carlo BOTTAI Giuseppe  BOTTAZZI Prof. Filippo BLASI Guglielmo BRIGHENTI Roberto  BUSINCO dr Lino CABRINI Luigi CALENDOLI Giovanni CALLARI Francesco CALOSSO Claudio CALURI Bruno CAMERINI Augusto  CANEVARI Emilio CANIGLIA Renato CAPASSO Aldo CAPPUCCIO Lino CARBONELLI Riccardo CARNEVALE Dott. Emanuele Filiberto  CASINI Gherardo CASNATI Francesco CASSIANO Marco CASTELLETTI Giuseppe CAVALLUCCI Guido CAZZANI Mons. Giovanni CECCHELLI Carlo CESETTI Giuseppe CHELAZZI Gino CHERSI Livio CHIARELLI Riccardo CHIARINI Luigi CHIAUZZI Angelo CHILLEMI Guglielmo  CHIURCO Giorgio CIANETTI Tullio CIANO Galeazzo CIMINO Alfio CIPOLLA Arnaldo CIPRIANI Prof. Lidio CLAREMORIS Maurizio  CLARICI ANDRO COCCHIARA Giuseppe COGNI Giulio COLIZZI Gioacchino (Attalo) COLLALTINO Dott. Collalto CONSOLI Francesco  COPPOLA Francesco CORSO Prof. Raffaele COSSIO Carlo COSTAMAGNA Carlo COTONE Oberdan CUCCO Alfredo CUTELLI Mario DARQUANNO Ernesto Dè BAGNI Mario DE BLASI Prof. Vito DEDEL Francesco  DE DOMINICIS Adolfo DE FRANCISCI Pietro DELLE DONNE Dott. Michele DELL’ISOLA Giuseppe DE ROSA Gabriele DE ROSA Ennio  DE RUGGIERO Stefano DE SETA Enrico DE VITA Pier Lorenzo  DI CAPORIACCO Lodovico DI DONNO Alfredo DI GIORGIO Guido  DI MARZIO Prof. Cornelio DOMENICI Carlo DONAGGIO Arturo  DONADIO Nicola ELEFANTE Fernando ELLERO Pietro EVOLA Julius ABIANO Giuseppe (Bepi) FABBRI Vittorio Emanuele FANFANI Amintore FARINACCI Roberto FERRI Carlo Emilio FESTA CAMPANILE Dott. Raffaele FICAI Giuseppe FIORETTI Arnaldo FLAVIO Quinto  FLESCH Gislero FONTANELLI Luigi FORMOSA Dott. Raffaele  FORTEGUERRI Giuseppe FRANZI Leone FRASETTO Fabio FRUGONI Dott. Cesare GABELLI Dott. Ottone GAYDA Virginio GARDINI Nino GARDINI Walter GARIBALDI Ferdinando GASTEINER Elio  GATTI Tancredi GEDDA Luigi GEMELLI Padre Agostino GENNA Prof. Giuseppe E. GENOVESI Cesare GENTILE Giovanni GHIGI Prof. Alessandro GIANI Niccolò GIANNETTI Berlindo GIGI.I Lorenzo GIOVENCO Giuseppe GIULIOTTI Domenico GIUSTI Paolo Emilio GRAY Ezio Maria GRAVELLI Asvero GRAZIANI Felice  GRAZIANI Rodolfo GRAZIOLI Francesco Saverio GUARESCHI Giovannino  GUERRIERI Ottorino GUIDOTTI Paolo IMBASCIATI Bruno INTERLANDI Telesio  ISANI Giuseppe LAMPIS Dott. Giuseppe LANCELLOTTI Arturo LANDRA Giovanni LANDRA Guido LANZA Ugo LANZARA Dott. Giuseppe LA VIA Lorenzo LELJ Massimo LEMMI Roberto LEONI Enzo LE PERA Dott. Antonio LESSONA Alessandro LIVI Prof. Livio LODOLINI Armando LOLLI Mario LORENZINI Paolo  LUCHINI Alberto LUCIDI Giuseppe LUPI Gino MACRÌ Filippo  MAGANI Michele MAGGIORE Giuseppe MANCA Avv. Antonio MARCHITTO Nicola MARINI Marco MARRO Giovanni MARZOTTO CAOTORTA C.te Antonio MORANA Domenico MARTINOLI Ettore MASINI Carlo Alberto  MASSA Mario MASTROJANNI Alberto MATARRESE Fortunato MAZZEI Vincenzo MAZZONI Gino MEREGAZZI Dott. Renzo MEZZASOMA Fernando MILANESI Guido MISCIATELLI Piero MISSIROLI Mario (Spectator) MITRANO SANI Gino MODICA Aldo MOLINARI Riccardo MOLINO Walter MONTECCHI Mario MORMINO Giuseppe MURRI Romolo MUSSOLINI Benito NAJ SAVINA Luigi NATOLI Romualdo NERI Italo NICCO Carlo NIEDDU Ubaldo  NOTARI Umberto OMARINI Giuseppe ORANO Paolo ORTOLANI Dott. Giovanni PACE Prof. Biagio PADELLARO Nazareno PEDRAZZA Piero (Camicia Nera) PAGLIARO Prof. Antonio PALMIERI Nino  PAOLELLA Domenico PAPINI Giovanni PARIBENI Roberto PASCOLATO Dott. Michele PAVESE Roberto PAVOLINI Alessandro PEDROCCHI Federico PEILLICANO Piero PELLIZZI Camillo PENDE Prof. Nicola PENNISI Pasquale PETRACCONE Avv. Giovanni PENSABENE Giuseppe PERALI Pericle PETAZZI Mons. Giuseppe Maria PETTAZZONI Raffaele PETRAGNANI Prof. Giovanni PETRI Tommaso PETRUCCI Antonio PETTINATO Concetto PIAZZA Giuseppe PICENO Giorgio  PICCIOLI Angelo PIERAMONTI Prof. Umberto PICHETTI Guido  PINI Giorgio POLI Dott. Athos POMILIO Marco PODALIRI Guido PREZIOSI Giovanni PUCCIONI Uberto RAVA Maurizio RAVASIO Carlo REA Leo RELLINI Prof. Ugo RENDE Prof. Domenico  RICCI Marcello ROGNONI Gastone ROMANINI Alfredo ROMANO Raffaello ROSSO Gustavo (Gustavino) RUCCIONE Mario RUFFILLI Weiss Erminio RUSSO Giuseppe (Girus) SABATINI Arturo SALVI Prof. Giunio SANGIORGI Giorgio Maria SANTARELLI Enzo SARRI Corrado SAVARINO Santi (Altoparlante) SAVELLI Giovanni SAVORGNAN Prof. Francesco SCALIGERO Massimo SCARDAONI Francesco  SCARPELLI Furio SCUDELLARI Giorgio SEMIZZI Renato SEMPRINI Giovanni SERGI Prof. Sergio SERTOLIS SPAMPANATO Bruno SGABELLONI Massimo Antonio (Massimo Scaligero) SOFFICI Ardengo SOLMI Arrigo SORLINI Ferruccio SOTTOCHIESA Gino SPARDINI Giacomo  STARACE Achille TACCHI VENTURI Padre Pietro TALLARICO Giuseppe TASSINARI Renato TEDESCO ZAMMARANO Vittorio TIRELLI Mario TOPPI Giove TOSTI Armando TRITONI Romolo TRIPODI Nino TRIZZINO Antonino TUCCI Giuseppe TURONE Mario TURRINI Mario Felice VALAGUSSA Prof. Francesco VALENTE Rindo VALLECCHI Attilio VALORI Aldo VERCELLESI Edmondo VERDINI Raul VIAN Cesco VICHI Ferdinando VILLA dott. Emilio VILLA Rindo VILLARI Luigi VINCI Prof. Felice VISCO Prof. Sabato VIZIANO Angelo ZAPPA Paolo ZAVATTARI Edoardo ZANINI Giuseppe ZEDDA Ennio ZERBINO Paolo ZOJA Prof. Luigi ZUMAGLINI Cesare.   

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