Fisicamente

di Roberto Renzetti

BUONA SCUOLA

Ogni scuola dovrà avere vera autonomia, che significa essenzialmente due cose: anzitutto valutazione dei suoi risultati per poter predisporre un piano di miglioramento. E poi la possibilità di schierare la “squadra” con cui giocare la partita dell’istruzione, ossia chiamare a scuo­la, all’interno di un perimetro territoriale definito e nel rispetto della continuità di­dattica, i docenti che riterrà più adatti per portare avanti il proprio piano dell’offerta formativa.

[Vi sarà] un modo nuovo di fare carriera all’interno della scuo­la: introducendo il criterio del merito per l’avanzamento e per la definizione degli scatti stipendiali, attraverso un sistema in cui la retribuzione valorizzi l’impe­gno di ogni insegnante e il suo contri­buto al miglioramento della propria scuola. Perché non è più concepibile una carriera scolastica in cui si cresce solo perché si invecchia.

[Si costituirà] un gruppo di lavoro dedicato e composto da esperti del settore che lavorerà per un pe­riodo di tre mesi per formulare il quadro italiano di compe­tenze dei docenti nei diversi stadi della loro carriera, in modo che essi siano pienamen­te efficaci nella didattica e ca­paci di adattarsi alle mutevoli necessità degli studenti in un mondo di rapidi cambiamenti sociali, culturali, economici e tecnologici.

Tutto ciò richiederà docenti continua­mente formati all’innovazione didattica. Siamo il Paese

di Montessori e di Don Milani, di Don Bosco e Malaguzzi.

Serve sbarazzarsi della burocrazia scolastica. Servono connessione e connettività alla Rete, alla conoscenza, al mondo. Servono apertura verso il territorio e la comunità  

Serve rafforzare l’insegnamento di quelle disci­pline, come la storia dell’arte e la musica, che sono al tempo stesso parte del nostro patrimonio storico e della sensibilità con­temporanea. E serve spingere più in là la frontiera dell’alfabetizzazione, po­tenziando la conoscenza delle lingue stra­niere, del digitale, dell’economia (con Renzi che in TV afferma senza vergognarsi che “occorrono insegnanti che sappiano far emozionare di fronte ad un brano e ad una equazione, anche se non capisco come ci si possa emozionare davanti ad una equazione”).

La scuola deve: diventare l’avamposto del rilancio del Made in Italy. La soluzione sta nel raffor­zare due meccanismi fondanti del nostro sistema, decisamente indeboliti negli ulti­mi anni: da una parte, raccordare più stret­tamente scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e dell’impresa, muo­vendosi verso una via italiana al sistema duale; dall’altra, affiancare al sapere il saper fare [come fanno oggi ingegneri elettronici che per sopravvivere scaricano camions di frutta, ndr], partendo dai laboratori, per­ché permettere ai ragazzi di sperimentare e progettare con le proprie mani è il modo migliore per dimostrare che crediamo nelle loro capacità.

Non c’è vera autonomia senza responsabilità. E non c’è responsabilità senza valutazione [e per questo i nostri politici sono nella quasi totalità irresponsabili e ladri, ndr].Dob­biamo quindi poter aiutare ogni scuola – e poi valutar­la su questo – a costruire il suo progetto di migliora­mento, partendo da un coinvolgimento sempre più significativo dei do­centi e degli studenti, e offrire contestualmente alle famiglie uno strumen­to di informazione e tra­sparenza sulla qualità del­la scuola dove mandano i loro figli. Occorre un modello di valutazione che renda giustizia al percorso che ciascuna scuola intraprende per migliorarsi e allo stesso tempo costitu­isca un buono strumento di lettura per chi è esterno alla scuola.

Oggi, dopo molti anni di gesta­zione, abbiamo gli strumenti per farlo.

Il Sistema Nazionale di Va­lutazione (SNV), previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 2013, sarà reso operativo dal prossimo anno scolastico per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie.

L’approccio con cui lo attue­remo è votato all’agilità e alla non ridondanza: non sarà un ulteriore adempimento am­ministrativo che si somma alle già tante richieste di docu­mentazione, ma anzitutto un modo per offrire alle scuole un quadro di riferimento, dei dati comparati, degli strumenti per sviluppare, sostenere e orienta­re il proprio miglioramento.

Il Registro Nazionale dei do­centi della scuola sarà lo strumento che ogni scuola (o rete di scuole) utilizzerà per indi­viduare i docenti che meglio rispondono al proprio piano di miglioramento e alle pro­prie esigenze. E servirà, quin­di, per incoraggiare e facilitare la mobilità dei docenti, da po­sti su cattedra a posti come organico dell’autonomia e vi­ceversa, così come tra scuole diverse.

Il dirigente scolastico, consul­tati gli organi collegiali, potrà in tal modo chiamare nella sua scuola i docenti con un curri­culum coerente con le attività con cui intenda realizzare l’au­tonomia e la flessibilità del­la scuola. In questo modo le scuole potranno utilizzare la leva più efficace per mi­gliorare la qualità dell’in­segnamento: la scelta delle persone.

Supponiamo che una scuola riesca ad assicurarsi i migliori insegnanti e che ciò si sappia. Tutti tenderanno ad andare in quella scuola e ciò non è possibile. Come scegliere gli alunni? Non è che rientrerà in gioco la raccomandazione e/o il censo? Nei Paesi anglosassoni scuole con migliori insegnanti nascono perché hanno molti soldi forniti da rette fino a 50 mila dollari, rette che servono a pagare quegli insegnanti. Da noi come penseranno i nostri clerico liberisti di mettere d’accordo le differenti variabili? Come si farà ad accettare tutti gli aluni che richiedono l’iscrizione alla scuola di un quartiere lasciando quella del quiartiere limitrofo? Si costruiscono nuovi edifici o si dice NO? Oppure: come si fa a garantire una scuola migliore a chi vive in una cittadina a cinquanta chilometri da quella in cui vi è un’altra scuola (e l’Italia, a parte alcune grandi città, è fatta da 8 mila comuni sparsi nel territorio e distanti tra loro)? E’ che, al solito, si va avanti con annunci che descrivono situazioni irrealizzabili e comunque tendenti a scelte di differenziazione sociale e, subdolamente, alla privatizzazione della scuola.

Dopo anni in cui la selezione dei presidi è stata af­fidata a concorsi regionali che hanno mostrato tutti i loro li­miti, è stato deciso di recen­te di prevedere che la sele­zione di chi sarà chiamato a guidare una scuola venga fatta tramite il corso-con­corso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, ossia dalla stessa istituzione che se­leziona e forma tutti i dirigenti dello Stato. … Il corso-concorso è una novità che deve essere attuata con saggezza e lungimiranza, partendo dalla specificità dei compiti che i nuovi presidi saranno chiamati a svolgere, e quindi – sia per la selezione (concorso) che per la succes­siva formazione (corso) – che tenga conto di cosa vuol dire governare una scuola e svilup­pare un progetto formativo.

La governance interna della scuola va ripensata: collegiali­tà non può più essere sinoni­mo di immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunché.

Serve fare, diretta­mente con i dirigenti sco­lastici, i docenti e il perso­nale amministrativo, una ricognizione dettagliata del­le 100 misure più fastidiose, vincolanti e inutili che l’am­ministrazione scolastica ha adottato nel corso dei decen­ni, e abrogarle tutte insieme, con un unico provvedimento “Sblocca Scuola”.

Il super dirigente. Secondo la visione dell’esecutivo, per rilanciare la scuola italiana occorre liberare le mani al capo d’istituto che finora ha avuto più responsabilità che margini di manovra per fare funzionare al meglio gli istituti. I presidi-sindaci potranno scegliere, motivando, i neoassunti dagli albi territoriali. Potranno formare la squadra  –  fino al 10 per cento del personale docente in forza nella scuola  –  che li supporterà durante l’anno nella gestione della scuola e potranno, dopo avere sentito il parere del Comitato di valutazione della scuola, premiare i docenti migliori. E promuovere o bocciare i neoassunti nell’anno di prova (al termine dell’anno di prova i dirigenti potranno rimuovere senza obbligo di preavviso i docenti che verranno valutati negativamente). Il giudizio finale spetterà al dirigente senza più il coinvolgimento del Comitato di valutazione del servizio. Il docente rimosso ritorna a disposizione delle chiamate di altri dirigenti e mantiene lo stipendio. Il docente verrà poi valutato ogni tre anni e dall’esito della pagella dipenderà una parte del suo futuro stipendio: la cosiddetta retribuzione di risultato. I dirigenti (che Renzi si ostina a chiamare presidi) che valutano i professori rappresentano la follia pura, soprattutto se si ricorda come vengono assunti i dirigenti. I dirigenti che scelgono gli insegnanti per le proprie scuole rappresentano una vera deriva autoritaria che darà la mazzata definitiva alla scuola pubblica di Stato. Andremo incontro alla creazione di docenti di serie A (quelli scelti) e di serie B (quelli rifiutati), destinando i secondi a fare i tappabuchi nel discredito generale. Di fronte alla rivolta della scuola su questo punto il governo pensa di fissare per legge un limite di permanenza del dirigente nello stesso istituto scolastico: non più di due mandati, cioè sei anni (tre più tre). Dovendo rimanere non più di sei anni nella stessa scuola, il dirigente scolastico non avrebbe la possibilità di costruirsi un piccolo feudo di potere a vita nello stesso territorio. Una scelta che punta ad accogliere le critiche sullo strapotere dei dirigenti ma che ha già sollevato aspre critiche dei dirigenti che fino ad ora, chissà per quale motivo, erano rimasti silenti.

Il dirigente gestirà anche le supplenze fino a dieci giorni e potrà assegnarle sulla base dell’organico a disposizione anche a personale con abilitazione diversa da quella necessaria per la supplenza, ma con il titolo di studio corrispondente (potranno cioè fare supplenze anche i docenti senza specifica abilitazione: basta il titolo di studio e di questo dirò più oltre). La retribuzione resta invariata: se, per esempio, una maestra della primaria viene chiamata a fare supplenza in una classe di scuola media dell’Istituto comprensivo, non avrà un aumento salariale.

L’organico dovrà essere «funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle Istituzioni scolastiche». Entro una determinata data, le scuole dovranno presentare un piano strategico.

Una piccola postilla: viste le nuove gravose conseguenze i dirigenti verranno pagati di più. Avranno 12 milioni di euro nel 2015 e 35 milioni annui dal 2016. Si tratta dell’incremento del “Fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile e della retribuzione di risultato” dei dirigenti.  

Dobbiamo rendere la scuola la più efficace politica strutturale a nostra disposizione contro la disoccupazione – anzitutto giovanile, rispon­dendo all’urgenza e dando prospettiva allo stesso tempo. … [Dobbiamo quindi] raccordare più strettamente scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e dell’impresa; affiancare al sapere il saper fare, partendo dai labora­tori, perché permettere ai ragazzi di sperimentare e progettare con le proprie mani è il modo migliore per dimostrare che crediamo; rafforzare l’apprendimento basato su esperienze concrete di lavoro [vediamo se ho capito: fare un’esperienza sulla conservazione della quantità di moto va nel senso delle cose che il governo vuole? O forse, credo più probabile sia così, si vuole uno studente che sappia montare una lavatrice? ndr]. Oggi, per quanto il numero di istituti superiori che organizzano percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro sia in au­mento, sono ancora meno del 9% gli studenti della scuola secondaria di secondo grado che hanno fatto un’esperienza di alternanza scuola-lavoro (Indire, 2013). Ad accoglierli sono state solo una nicchia di imprese, meno di una su cento. La possibilità di fare percorsi di didattica in realtà lavorative aziendali, così come pubbliche o del no profit, sarà resa sistemica per gli studenti di tutte le scuole secondarie di secondo grado, e chi accoglie i ragazzi dovrà poter vedere in questi percorsi un’opportuni­tà, non un peso [si preparino gli imprenditori che non vogliono. Avranno frotte di ragazzi apprendisti inviati dal governo Renzi. ndr].

Gli interventi saranno differen­ziati, a seconda delle esigen­ze dei ragazzi e del tipo di aziende e istituzioni in cui si metteranno alla prova, at­traverso quattro diversi tipi di intervento, ma con una fi­nalità comune: avvicinarsi alla costruzione di una via italiana al sistema duale, che ricalchi alcune buone prassi europee, ma che tenga in considerazio­ne le specificità del tessuto industriale italiano e valorizzi la migliore tradizione di forma­zione professionale.

Alternanza obbligatoria. Introdurre l’obbligo dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) negli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici ed estenderlo di un anno nei Professionali, pre­vedendo che il monte ore dei percorsi sia di almeno 200 ore l’anno (compreso ovviamente il nuovo organico funzionale), che dovranno essere formati come tutor dei ragazzi in azienda, e che insieme all’azienda costruiscono il progetto formativo dei ragazzi.

Impresa didattica. Gli istituti di istruzione superiore, e di istruzione e formazione professio­nale possono commercializzare beni o servizi prodotti o svolgere attività di “impresa Formativa Strumentale”, utilizzando i ricavi per investimen­ti sull’attività didattica. A tale scopo, è necessario incoraggiare l’uso della doppia contabilità, al momento diffusa soprattutto negli gli istituti agrari, a tutti i tipi di scuole e generalizzare la possibilità di produzio­ne in conto terzi. Questo è particolarmente rilevante se consideriamo che sempre più scuole avranno l’opportunità di sviluppare prototipi, ad esempio attraverso la stampa 3D.

Bottega Scuola. Definire i principi per disseminare (specialmente al Centro-Sud) espe­rienze di inserimento degli studenti in contesti imprenditoriali legati all’artigianato, al fine di coinvolgere più attivamente anche imprese di minori dimensioni o tramandare i “mestieri d’arte”. Insomma è il governo che renderà obbligatorio l’apprendistato senza chiedere alcuna garanzia alle imprese sulla sorte degli studenti (è il degno complemento al Jobs Act la legge sul lavoro di Renzi che ha tolto ogni diritto ai lavoratori) con la visione di una scuola che è solo tecnica e professionale (cosa che fino ad ora non si era mai detta).

IN ITALIA IL NUMERO DI LAUREATI IN materie scientifiche è al di sotto della media europea.

TREELLLE

La TreeLLLe (Life Long Learning che vuol dire apprendimento per tutta la vita)  fu presentata a Roma nell’autunno del 2001 come sede altamente qualificata per un dialogo che possa migliorare la qualità dell’educazione fuori dalle competizioni e tensioni politiche. A tal fine i fondatori, Umberto Agnelli, Attilio Oliva, Fedele Confalonieri, Giancarlo Lombardi, Luigi Marinotti e Pietro Marzotto, esibivano un ventaglio di nomi di grande prestigio (ai quali successivamente se ne sono aggiunti altri). L’organigramma dell’associazione è attualmente (2011) il seguente:

Presidente: Attilio Oliva

Comitato Operativo del Forum: Dario Antiseri, Carlo Callieri, Carlo Dell’Aringa, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Domenico Fisichella, Attilio Oliva, Angelo Panebianco.

Forum delle personalità e degli esperti: Luigi Abete, Guido Alpa, Dario Antiseri, Federico Butera, Carlo Callieri, Aldo Casali, Lorenzo Caselli, Elio Catania, Alessandro Cavalli, Innocenzo Cipolletta, Carlo Dell’Aringa, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Umberto Eco, Domenico Fisichella, Luciano Guerzoni, Mario Lodi, Roberto Maragliano, Angelo Panebianco, Sergio Romano, Domenico Siniscalco, Giuseppe Varchetta, Umberto Veronesi.

Eminent Advisor: Tommaso Agasisti, Giulio Anselmi, Ernesto Auci, Guido Barilla, Enzo Carra, Ferruccio De Bortoli, Antonio Di Rosa, Giuliano Ferrara, Domenico Fisichella, Silvio Fortuna, Franco Frattini, Stefania Fuscagni, Lia Ghisani, Lucio Guasti, Ezio Mauro, Mario Mauro, Dario Missaglia, Luciano Modica, Gina Nieri, Andrea Ranieri, Giorgio Rembado, Gian Felice Rocca, Carlo Rossella, Fabio Roversi Monaco, Marcello Sorgi, Piero Tosi, Giovanni Trainito, Giuseppe Valditara, Benedetto Vertecchi, Vincenzo Zani.

Assemblea dei soci fondatori e garanti: Fedele Confalonieri, Gian Carlo Lombardi, Luigi Maramotti, Pietro Marzotto, Attilio Oliva, Marco Tronchetti Provera. Segretario Assemblea: Guido Alpa.

Collegio dei revisori: Giuseppe Lombardo (presidente), Vittorio Afferni, Michele Dassio.

Alcune di queste persone sono notissime, altre lo sono solo agli addetti ai lavori. Vediamo in breve di chi si tratta.

I soci fondatori sono in massima parte di Confindustria: Confalonieri è il Presidente di Mediaset; Lombardi è un industriale tessile che è stato anche Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Dini ed ora è, tra l’altro, nei consigli di amministrazione della LUISS e della Cattolica; Maramotti proviene da Max Mara ed è ora un importante dirigente di UNICREDIT (rinviato a giudizio per aver evaso il fisco per circa 10 milioni di euro); Marzotto è industriale tessile (imputato per strage ambientale a Praia a Mare in Calabria); Tronchetti Provera proviene da Pirelli, da Telecom ed ora amministra Pirelli Re (immobili), fa poi parte di molti consigli di amministrazione, è membro del Gruppo Italiano della Trilateral Commission, nonché indagato per dossieraggio illegale praticato dalla «Security» di Telecom; Oliva, estimatore di Luigi Berlinguer (che ha comunque spezzato l’impianto accentratore) e Presidente di TreeLLLe, azionista del colorificio genovese Boat, da socialista, dopo aver presieduto le municipalizzate di Genova, viene lottizzato nel 1984 alla Presidenza della Finmare (IRI), passa quindi a Confindustria dove diventa membro del Consiglio Direttivo e Presidente della Commissione Scuola di Confindustria (1996-2000), membro delle commissioni “Parità” e “PISA-OCSE” del Ministero Istruzione Università e Ricerca (2001-2003), delegato del Ministro nel Consiglio di Amministrazione dell’Università statale di Genova (2001-2003), vicepresidente esecutivo della Università LUISS Guido Carli (2004-2008), membro del Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo (2001-2008). Dal 2001 è membro del Consiglio Direttivo della “Fondazione per la scuola” della Compagnia di San Paolo. Dal 2005 presiede l’Education Committee del BIAC (Business and Industry Advisory Committee) presso l’OCSE di Parigi. Il segretario Arpa è Presidente dell’Ordine Forense ed ha uno studio legale a Genova.

Senza seguire un qualche ordine fornisco qualche riferimento anche per gli altri.

Dario Antiseri è un filosofo popperiano di area PDL; Carlo Callieri è un industriale che ha lavorato come AD Fiat ed è uno dei punti di forza di TreeLLLe. Già nel 2000, come vicepresidente di Confindustria, presentò un rapporto sull’educazione in cui si affermava la centralità dell’impresa nel sistema formativo e l’orientamento del sistema formativo alla domanda di professionalità; Carlo Dell’Aringa è professore di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano, è stato presidente dell’ARAN, è stato membro della “Task Force” costituita nel 2003 Commissione Europea che ha prodotto il “Kok Report” sulla Strategia di Lisbona; Tullio De Mauro è stato ministro della Pubblica Istruzione nel governo Amato e lo era mentre partecipava a questa associazione; Giuseppe De Rita è il sociologo cattolico che dirige il Censis; Domenico Fisichella è Professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della politica nelle Università di Firenze e di Roma “La Sapienza” ed è stato parlamentare di destra (Alleanza Nazionale) e ministro con Berlusconi, poi Margherita; Angelo Panebianco è giornalista del Corriere della Sera e professore di scienze politiche a Bologna ed al San Raffaele di Milano; Luigi Abete è attuale Presidente della BNL, Federico Butera ha studiato il superamento del taylor-fordismo in Italia mediante le “isole di produzione” (Olivetti), i “gruppi di lavoro autoregolati” (nelle industrie elettroniche, siderurgiche e chimiche), la “fabbrica automatica sotto controllo umano” (Dalmine), le “organizzazioni per processo” (Anic, Mondadori; Cerestar etc), gli “operatori di processo” in un gran numero di stabilimenti e uffici; i gruppi di miglioramento della qualità (Keller, Siai Marchetti); le “nuove professioni aziendali” (Honeywell, IBM, Telecom Italia, Enel, Finmeccanica, Finsiel, etc), i “professionisti del contact center” (Omnitel-Vodafone), l'”impresa rete” (Technopolis, COOP, S&M-EDS, FIAT), le “Pubbliche Amministrazioni post-burocratiche” (INPS, Agenzia delle Entrate, Ministero della Pubblica Istruzione, diversi Comuni e Regioni italiane); Aldo Casali è presidente del Teatro del Giglio di Lucca; Lorenzo Caselli è professore presso il Dipartimento di Tecnica ed Economia delle Aziende (DITEA) dell’Università di Genova; Elio Catania è stato manager dell’IBM ed ora è Presidente ATM di Milano; Alessandro Cavalli è docente di Scienze sociali a Pavia; Innocenzo Cipolletta è industriale che è stato Direttore Generale di Confindustria e Presidente delle FFSS; Umberto Eco è un saggista e semiologo di fama planetaria; Luciano Guerzoni è ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed è stato sottosegretario con delega all’università dei governi di centro-sinistra che si sono succeduti dal 1996 al 2001; Mario Lodi famoso maestro e pedagogista; Roberto Maragliano un pedagogista di Berlinguer; Sergio Romano ex ambasciatore ed attuale opinionista al Corriere della Sera, Domenico Siniscalco è economista ed è stato ministro tecnico nel secondo e terzo Governo Berlusconi; Giuseppe Varchetta è psicosocioanalista past-president di Ariele e docente dell’Istud; Umberto Veronesi è il noto oncologo del PD che ha accettato di presiedere l’Agenzia italiana per il nucleare del Governo Berlusconi; Tommaso Agasisti è docente al Politecnico di Milano di Laboratorio dei processi aziendali; Giulio Anselmi è giornalista ex Direttore di vari prestigiosi quotidiani, settimanali e dell’ANSA; Ernesto Auci è responsabile delle Relazioni Istituzionali di Fiat SpA; Guido Barilla è industriale della pasta; Enzo Carra è parlamentare (oggi) dell’UDC ed è stato inquisito in tangentopoli; Ferruccio De Bortoli è giornalista ed oggi Direttore del Corriere della Sera; Antonio Di Rosa è stato vicedirettore del Corriere della Sera con Paolo Mieli senza avere il gradimento della redazione; Giuliano Ferrara, diploma di Liceo Classico, è arrivato ad incarichi di Governo con Berlusconi ed attualmente dirige il quotidiano Il Foglio; Silvio Fortuna è imprenditore vicentino ed esponente di spicco di Confindustria; Franco Frattini è un craxista attuale ministro degli esteri; Stefania Fuscagni è Consigliere Regione Toscana PDL, ex sindacalista CISL, Presidente dell’Opera di Santa Croce a Firenze e di Presidente Nazionale del CIRS, associazione di volontariato, membro della Consulta Cattolica; Lia Ghisani, ex dirigente Cisl, è alla direzione ENPALS su nomina di Maroni; Lucio Guasti è un pedagogista; Ezio Mauro, giornalista, attualmente dirige La Repubblica; Dario Missaglia è stato segretario nazionale della CGIL Scuola; Luciano Modica è uno dei responsabili scuola dei DS e (oggi) del PD; Gina Nieri è Consigliere di Amministrazione Mediaset; Andrea Ranieri è stato responsabile scuola dei DS; Giorgio Rembado è da anni Presidente dell’Associazione Italiana Presidi (oggi Dirigenti), una vera corporazione; Gian Felice Rocca è Vice Presidente per l’Education di Confindustria; Carlo Rossella è stato giornalista, ha diretto il TG1 ed attualmente dirige la casa di distribuzione cinematografica Medusa di Berlusconi; Fabio Roversi Monaco è stato rettore massone dell’Università di Bologna; Marcello Sorgi è giornalista attualmente a La Stampa; Piero Tosi è stato Rettore dell’Università di Siena, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, Presidente del Gruppo di Coimbra delle Università storiche europee, Coordinatore Nazionale del Progetto CRUI Campus One, Membro del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Rettori; Giovanni Trainito è stato direttore generale dell’istruzione classica e, poi, dell’istruzione tecnica, capo di gabinetto del Ministero dell’Istruzione, capo del Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione; Giuseppe Valditara è responsabile per Scuola e Università di Futuro e Libertà ed è stato relatore nella camera di pertinenza del d.d.l. GeLLLmini; Benedetto Vertecchi è un altro dei pedagogisti di Berlinguer; Vincenzo Zani è sottosegretario della Congregazione Vaticana per l’Educazione. Si tenga presente che alcuni dati forniti possono essere mutati nel tempo e che anche i personaggi dell’organigramma possono essere cambiati), ad esempio, lo Chairman del Forum degli esperti, che ora non c’è più, era Thomas J. Alexander, per dieci anni massimo responsabile dell’OCSE per Education e Sanità.

TREELLLE

La TreeLLLe (Life Long Learning che vuol dire apprendimento per tutta la vita)  fu presentata a Roma nell’autunno del 2001 come sede altamente qualificata per un dialogo che possa migliorare la qualità dell’educazione fuori dalle competizioni e tensioni politiche. A tal fine i fondatori, Umberto Agnelli, Attilio Oliva, Fedele Confalonieri, Giancarlo Lombardi, Luigi Marinotti e Pietro Marzotto, esibivano un ventaglio di nomi di grande prestigio (ai quali successivamente se ne sono aggiunti altri). L’organigramma dell’associazione è attualmente (2011) il seguente:

Presidente: Attilio Oliva

Comitato Operativo del Forum: Dario Antiseri, Carlo Callieri, Carlo Dell’Aringa, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Domenico Fisichella, Attilio Oliva, Angelo Panebianco.

Forum delle personalità e degli esperti: Luigi Abete, Guido Alpa, Dario Antiseri, Federico Butera, Carlo Callieri, Aldo Casali, Lorenzo Caselli, Elio Catania, Alessandro Cavalli, Innocenzo Cipolletta, Carlo Dell’Aringa, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Umberto Eco, Domenico Fisichella, Luciano Guerzoni, Mario Lodi, Roberto Maragliano, Angelo Panebianco, Sergio Romano, Domenico Siniscalco, Giuseppe Varchetta, Umberto Veronesi.

Eminent Advisor: Tommaso Agasisti, Giulio Anselmi, Ernesto Auci, Guido Barilla, Enzo Carra, Ferruccio De Bortoli, Antonio Di Rosa, Giuliano Ferrara, Domenico Fisichella, Silvio Fortuna, Franco Frattini, Stefania Fuscagni, Lia Ghisani, Lucio Guasti, Ezio Mauro, Mario Mauro, Dario Missaglia, Luciano Modica, Gina Nieri, Andrea Ranieri, Giorgio Rembado, Gian Felice Rocca, Carlo Rossella, Fabio Roversi Monaco, Marcello Sorgi, Piero Tosi, Giovanni Trainito, Giuseppe Valditara, Benedetto Vertecchi, Vincenzo Zani.

Assemblea dei soci fondatori e garanti: Fedele Confalonieri, Gian Carlo Lombardi, Luigi Maramotti, Pietro Marzotto, Attilio Oliva, Marco Tronchetti Provera. Segretario Assemblea: Guido Alpa.

Collegio dei revisori: Giuseppe Lombardo (presidente), Vittorio Afferni, Michele Dassio.

Alcune di queste persone sono notissime, altre lo sono solo agli addetti ai lavori. Vediamo in breve di chi si tratta.

I soci fondatori sono in massima parte di Confindustria: Confalonieri è il Presidente di Mediaset; Lombardi è un industriale tessile che è stato anche Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Dini ed ora è, tra l’altro, nei consigli di amministrazione della LUISS e della Cattolica; Maramotti proviene da Max Mara ed è ora un importante dirigente di UNICREDIT (rinviato a giudizio per aver evaso il fisco per circa 10 milioni di euro); Marzotto è industriale tessile (imputato per strage ambientale a Praia a Mare in Calabria); Tronchetti Provera proviene da Pirelli, da Telecom ed ora amministra Pirelli Re (immobili), fa poi parte di molti consigli di amministrazione, è membro del Gruppo Italiano della Trilateral Commission, nonché indagato per dossieraggio illegale praticato dalla «Security» di Telecom; Oliva, estimatore di Luigi Berlinguer (che ha comunque spezzato l’impianto accentratore) e Presidente di TreeLLLe, azionista del colorificio genovese Boat, da socialista, dopo aver presieduto le municipalizzate di Genova, viene lottizzato nel 1984 alla Presidenza della Finmare (IRI), passa quindi a Confindustria dove diventa membro del Consiglio Direttivo e Presidente della Commissione Scuola di Confindustria (1996-2000), membro delle commissioni “Parità” e “PISA-OCSE” del Ministero Istruzione Università e Ricerca (2001-2003), delegato del Ministro nel Consiglio di Amministrazione dell’Università statale di Genova (2001-2003), vicepresidente esecutivo della Università LUISS Guido Carli (2004-2008), membro del Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo (2001-2008). Dal 2001 è membro del Consiglio Direttivo della “Fondazione per la scuola” della Compagnia di San Paolo. Dal 2005 presiede l’Education Committee del BIAC (Business and Industry Advisory Committee) presso l’OCSE di Parigi. Il segretario Arpa è Presidente dell’Ordine Forense ed ha uno studio legale a Genova.

Senza seguire un qualche ordine fornisco qualche riferimento anche per gli altri.

Dario Antiseri è un filosofo popperiano di area PDL; Carlo Callieri è un industriale che ha lavorato come AD Fiat ed è uno dei punti di forza di TreeLLLe. Già nel 2000, come vicepresidente di Confindustria, presentò un rapporto sull’educazione in cui si affermava la centralità dell’impresa nel sistema formativo e l’orientamento del sistema formativo alla domanda di professionalità; Carlo Dell’Aringa è professore di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano, è stato presidente dell’ARAN, è stato membro della “Task Force” costituita nel 2003 Commissione Europea che ha prodotto il “Kok Report” sulla Strategia di Lisbona; Tullio De Mauro è stato ministro della Pubblica Istruzione nel governo Amato e lo era mentre partecipava a questa associazione; Giuseppe De Rita è il sociologo cattolico che dirige il Censis; Domenico Fisichella è Professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della politica nelle Università di Firenze e di Roma “La Sapienza” ed è stato parlamentare di destra (Alleanza Nazionale) e ministro con Berlusconi, poi Margherita; Angelo Panebianco è giornalista del Corriere della Sera e professore di scienze politiche a Bologna ed al San Raffaele di Milano; Luigi Abete è attuale Presidente della BNL, Federico Butera ha studiato il superamento del taylor-fordismo in Italia mediante le “isole di produzione” (Olivetti), i “gruppi di lavoro autoregolati” (nelle industrie elettroniche, siderurgiche e chimiche), la “fabbrica automatica sotto controllo umano” (Dalmine), le “organizzazioni per processo” (Anic, Mondadori; Cerestar etc), gli “operatori di processo” in un gran numero di stabilimenti e uffici; i gruppi di miglioramento della qualità (Keller, Siai Marchetti); le “nuove professioni aziendali” (Honeywell, IBM, Telecom Italia, Enel, Finmeccanica, Finsiel, etc), i “professionisti del contact center” (Omnitel-Vodafone), l'”impresa rete” (Technopolis, COOP, S&M-EDS, FIAT), le “Pubbliche Amministrazioni post-burocratiche” (INPS, Agenzia delle Entrate, Ministero della Pubblica Istruzione, diversi Comuni e Regioni italiane); Aldo Casali è presidente del Teatro del Giglio di Lucca; Lorenzo Caselli è professore presso il Dipartimento di Tecnica ed Economia delle Aziende (DITEA) dell’Università di Genova; Elio Catania è stato manager dell’IBM ed ora è Presidente ATM di Milano; Alessandro Cavalli è docente di Scienze sociali a Pavia; Innocenzo Cipolletta è industriale che è stato Direttore Generale di Confindustria e Presidente delle FFSS; Umberto Eco è un saggista e semiologo di fama planetaria; Luciano Guerzoni è ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed è stato sottosegretario con delega all’università dei governi di centro-sinistra che si sono succeduti dal 1996 al 2001; Mario Lodi famoso maestro e pedagogista; Roberto Maragliano un pedagogista di Berlinguer; Sergio Romano ex ambasciatore ed attuale opinionista al Corriere della Sera, Domenico Siniscalco è economista ed è stato ministro tecnico nel secondo e terzo Governo Berlusconi; Giuseppe Varchetta è psicosocioanalista past-president di Ariele e docente dell’Istud; Umberto Veronesi è il noto oncologo del PD che ha accettato di presiedere l’Agenzia italiana per il nucleare del Governo Berlusconi; Tommaso Agasisti è docente al Politecnico di Milano di Laboratorio dei processi aziendali; Giulio Anselmi è giornalista ex Direttore di vari prestigiosi quotidiani, settimanali e dell’ANSA; Ernesto Auci è responsabile delle Relazioni Istituzionali di Fiat SpA; Guido Barilla è industriale della pasta; Enzo Carra è parlamentare (oggi) dell’UDC ed è stato inquisito in tangentopoli; Ferruccio De Bortoli è giornalista ed oggi Direttore del Corriere della Sera; Antonio Di Rosa è stato vicedirettore del Corriere della Sera con Paolo Mieli senza avere il gradimento della redazione; Giuliano Ferrara, diploma di Liceo Classico, è arrivato ad incarichi di Governo con Berlusconi ed attualmente dirige il quotidiano Il Foglio; Silvio Fortuna è imprenditore vicentino ed esponente di spicco di Confindustria; Franco Frattini è un craxista attuale ministro degli esteri; Stefania Fuscagni è Consigliere Regione Toscana PDL, ex sindacalista CISL, Presidente dell’Opera di Santa Croce a Firenze e di Presidente Nazionale del CIRS, associazione di volontariato, membro della Consulta Cattolica; Lia Ghisani, ex dirigente Cisl, è alla direzione ENPALS su nomina di Maroni; Lucio Guasti è un pedagogista; Ezio Mauro, giornalista, attualmente dirige La Repubblica; Dario Missaglia è stato segretario nazionale della CGIL Scuola; Luciano Modica è uno dei responsabili scuola dei DS e (oggi) del PD; Gina Nieri è Consigliere di Amministrazione Mediaset; Andrea Ranieri è stato responsabile scuola dei DS; Giorgio Rembado è da anni Presidente dell’Associazione Italiana Presidi (oggi Dirigenti), una vera corporazione; Gian Felice Rocca è Vice Presidente per l’Education di Confindustria; Carlo Rossella è stato giornalista, ha diretto il TG1 ed attualmente dirige la casa di distribuzione cinematografica Medusa di Berlusconi; Fabio Roversi Monaco è stato rettore massone dell’Università di Bologna; Marcello Sorgi è giornalista attualmente a La Stampa; Piero Tosi è stato Rettore dell’Università di Siena, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, Presidente del Gruppo di Coimbra delle Università storiche europee, Coordinatore Nazionale del Progetto CRUI Campus One, Membro del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Rettori; Giovanni Trainito è stato direttore generale dell’istruzione classica e, poi, dell’istruzione tecnica, capo di gabinetto del Ministero dell’Istruzione, capo del Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione; Giuseppe Valditara è responsabile per Scuola e Università di Futuro e Libertà ed è stato relatore nella camera di pertinenza del d.d.l. GeLLLmini; Benedetto Vertecchi è un altro dei pedagogisti di Berlinguer; Vincenzo Zani è sottosegretario della Congregazione Vaticana per l’Educazione. Si tenga presente che alcuni dati forniti possono essere mutati nel tempo e che anche i personaggi dell’organigramma possono essere cambiati), ad esempio, lo Chairman del Forum degli esperti, che ora non c’è più, era Thomas J. Alexander, per dieci anni massimo responsabile dell’OCSE per Education e Sanità.

BUONA SCUOLA E TREELLLE

Ho già detto che l’associazione TreeLLLe è una filiazione dei potentati economici, con alla testa l’OCSE, oltre che della Compagnia San Paolo. A partire dalla sua fondazione nel 2001, l’associazione ha lavorato per imporre ai differenti governi la concezione di una scuola liberista finalizzata a preparare cittadini acritici e lavoratori ubbidienti (riuscendo addirittura ad avere un ministro, Tullio De Mauro).

Il Quaderno 1 del 2002 inizia con una questione che sta a cuore all’OCSE, ponendo il seguente quesito retorico: Sì può evitare di trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo premiando invece le capacità e l’impegno dei singoli ben riconosciuto dall’ambiente scolastico?

Il Quaderno 2 del 2002 pone l’altro problema caro all’OCSE, quello della valutazione del sistema d’istruzione della scuola dell’autonomia affermando che la valutazione può consentire utili confronti tra situazioni comparabili e innescare un’emulazione virtuosa tra le scuole: è un servizio essenziale per chi la governa, per chi vi opera e per chi ne fruisce.

Il Quaderno 3 del 2003 è un peana al peggior disastro creato da Luigi Berlinguer nell’Università, il 3+2. Anche qui viene auspicata valutazione e si indicano modi di reclutamento che hanno fallito completamente.

Il Quaderno 4 del 2004 si occupa dell’unica cosa che nessun governo ha affrontato e che è uno degli elementi alla base del miglioramento della scuola: impoverimento della qualità del personale insegnante, aumento del numero dei docenti, carenza di insegnanti di materie scientifiche, perdita di prestigio della professione docente, scarsità di incentivi e di prospettive di carriera etc. Il fatto che nella scuola oltre l’80% degli insegnanti è di sesso femminile, al di là dell’eccellente preparazione delle donne in ogni disciplina, mostra che la scuola è intesa come secondo lavoro.

Il Quaderno 5 del 2006 inizia a porre i problemi in modo globale e quindi mettendo le prime pietre della Buona Scuola che lo staff di Renzi copierà. Faccio qualche esempio delle copiature pressocché letterali essendo chiaro che anche dove queste non vi sono è l’intero spirito TreeLLLe che è all’interno della Buona Scuola.

Nel Quaderno si può leggere:

Il dirigente sceglie e nomina i propri collaboratori; organizza tutti i servizi interni alla istituzione scolastica e ne designa i responsabili; gestisce tutte le risorse professionali, finanziarie e strumentali; propone al Consiglio l’assunzione di personale per tutte le funzioni necessarie; concorre alla valutazione di tutto il personale; è titolare delle relazioni sindacali.

Nel ddl si legge:

Nell’ambito dell’autonomia dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico ( … ) svolge compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento ed è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti.

Ancora. La TreeLLLe scrive:

Occorre promuovere la flessibilità nell’utilizzo delle competenze degli insegnanti, svincolandoli dalla rigidità delle classi di concorso. Fin dalla fase della formazione iniziale, essi vanno incoraggiati a prepararsi per insegnare più discipline. Si deve pensare ad un albo delle competenze professionali dei docenti – non limitato ai titoli accademici – cui le scuole possano attingere per diversificare la propria offerta formativa.

Nel ddl troviamo:

Per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo ( … ) e può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati.

E questo cambiamento strutturale permette ai furbastri della TreeLLLe di superare anche il contratto di lavoro degli insegnanti. A tale proposito il Quaderno dice infatti:

I contratti collettivi nazionali di lavoro devono regolare solo istituti di interesse generale e di garanzia (salario minimo, orario massimo di lavoro, ferie, malattia e poco altro). Non devono dettare norme e limiti per l’utilizzo del personale all’interno delle scuole,

infatti tale personale deve restare nella completa disponibilità del dirigente.

Nel Quaderno leggiamo:

Va introdotta la possibilità di una incentivazione economica per incarichi temporanei del personale: la quota di risorse deve essere costituita da una misura percentuale del monte stipendi, definita dal contratto nazionale di lavoro, in misura non inferiore al 5%. La sua utilizzazione deve essere rimessa al dirigente, sentite le rappresentanze sindacali di istituto

Nel ddl troviamo:

per la valorizzazione del merito del personale docente è istituito presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un apposito fondo, con lo stanziamento di euro 200 milioni annui a decorrere dall’anno 2016.

Inoltre, come scrive Salvatore Cannavò su Il Fatto Quotidiano del 3 giugno 2015:

nel novembre del 2014, dopo aver letto il progetto Buona Scuola, la Treelle redige una “Memoria” [vedi webografia] che sottolinea alcuni punti. Il primo, direttamente recepito da Matteo Renzi lo scorso febbraio, è che sarebbe meglio “fare ricorso a un’unica fonte legislativa per l’intero pacchetto”.

L’idea di spacchettare le assunzioni dei precari e poi prevedere la riforma complessiva della scuola nasce dopo questi rilievi. Così come, sottolinea ancora il think tank, “il piano assunzioni è troppo costoso e prosciuga troppe risorse”. Anche qui, in pochi giorni da 148 mila assunzioni si passa a 101 mila. Ancora: la Treelle propone che si lavori per premiare quel “10-20 per cento di insegnanti su cui si regge la buona scuola” e nella legge si stanziano incentivi mirati e la facoltà per i dirigenti di “individuare fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica”.

La Treelle consiglia, ancora, di non nominare supplenti “per assenze fino a dieci giorni” e di affrontare le assenze brevi con l’organico funzionale.

Detto fatto: “Il dirigente scolastico – recita la legge del governo Renzi – può effettuare le sostituzioni dei docenti assenti per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni con personale dell’organico dell’autonomìa”.

In tale Quaderno leggiamo molto di più: La dirigenza delle scuole italiane, come anche l’autonomia, è rimasta bloccata in una situazione di incertezza e di sospensione. L’attribuzione della qualifica di dirigente è avvenuta sull’onda dell’attribuzione dell’autonomia delle scuole e di questa subisce i gravi limiti e le impasse. Il primo aspetto critico sta nel fatto che il profilo professionale è stato costruito su quello della dirigenza burocratica e non sul modello manageriale (potere e responsabilità), per cui invece di essere rivolta alla direzione di un servizio finalizzato all’educazione e alla formazione, esse rimane rivolta al vertice burocratico e amministrativo del Centro. E, di seguito: – il dirigente non esercita autonomi poteri decisionali, se non su aree marginali della gestione, e, comunque, non sul personale, che non valuta e non contribuisce né a reclutare, né a selezionare, né a sanzionare positivamente o negativamente. Eppure formalmente egli viene considerato responsabile dei loro risultati; – il dirigente può scegliersi due collaboratori, ma solo per l’espletamento delle sue funzioni amministrativo-burocratiche, non certo per orientare, coordinare e incidere sul funzionamento didattico e pedagogico della scuola, presidiato da figure di sistema elette dall’assemblea del personale docente (Collegio dei docenti); – il dirigente, infine, ha poteri di contrattazione con le istanze sindacali, ma con margini quantitativi e qualitativi ristrettissimi dettagliatamente definiti dal contratto nazionale.

Naturalmente è in incubazione la proposta dei dirigenti che tutto possono, come sarà nella Buona Scuola e come sarà descritto nel Quaderno successivo. La cosa che lascia basiti è che, a questi dirigenti, nati burocrati e mai preparati opportunamente verrebbe affidata la scelta degli insegnanti e la loro valutazione. In questo sfortunato Paese le norme stringenti e le valutazioni riguardano sempre i più deboli. Gli altri sono sempre preparati a prescindere … Ma forse il mio è un giudizio ingeneroso. Se si guarda a quanti manager prendono premi per aziende portate al fallimento, forse Renzi vuole premiare gli insegnanti con la supposta valutazione.

Il Quaderno 6 (1) del 2006 è riassunto bene dall’Introduzione del Presidente TreeLLLe, Attilio Oliva che illustra la Buona Scuola, quella padronale, con queste parole:

non esiste in nessuna forma l’arte o la scienza dell’insegnare; basta sapere per saper insegnare bene. Le scienze dell’educazione e le pratiche didattiche sono state così colpevolmente trascurate.

In questo conflitto di visioni “l’anzianità di servizio” è diventata il sostituto funzionale della qualità della prestazione di insegnamento (mai valutata) e unico e prevalente presupposto del “diritto” all’ingresso nei ruoli della scuola pubblica.

….

I criteri per scegliere gli insegnanti dovrebbero essere definiti dalle scuole stesse e tener conto delle loro specifiche esigenze (tipologia, dimensioni, contesto socioeconomico, etc.) oltre che del loro Progetto di Istituto.

le scuole “autonome” non hanno per ora la possibilità di scegliersi gli insegnanti.

si è premiata l’anzianità e non il merito professionale; nessun serio tirocinio, nessuna valutazione per cui l’insegnante inadatto non sa di esserlo perché nessuno glielo dice in nessun momento della sua carriera;

Si può iniziare a dire che questi liberisti, in ambito “culturale”, sono portatori dell’ideologia neopositivista, la metafisica della scienza. Secondo tale ideologia tutto sarebbe misurabile e, per fortuna, non tutto lo è. A lato dei liberisti TreeLLLe vi sono poi coloro che neppure sanno cosa è il neopositivismo e che, fregandosene di tutto, sono usi copiare tutti i desiderata del padrone.

Da qui, fino ad oggi, si sono andati precisando studi e proposte per la scuola italiana (precari, scuole tecniche, lifelong learning, educazione degli adulti, …). Da notare che nel 2013 è stato realizzato un Quaderno, Valorizza, con proposte molto stringenti su come valutare gli insegnanti. In questo quaderno leggiamo che per valutare gli insegnanti occorre:

  1. collegare un miglioramento retributivo ad un meccanismo di riconoscimento del merito (e non solo al maturare dell’anzianità);
  2. mettere in moto una dinamica di emulazione positiva tra gli insegnanti, che allarghi l’area dell’eccellenza professionale;
  3. far emergere le personalità più apprezzate in ogni scuola al fine di alimentare il “vivaio” degli insegnanti fra cui reclutare il middle management, essenziale per realizzare una “leadership distribuita”;
  4. attrarre, nel tempo, alla professione di insegnante anche laureati di elevate qualità, attraverso una prospettiva di possibili migliori retribuzioni e sviluppi di carriera;
  5. indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione, quale presupposto necessario per il miglioramento generale delle loro prestazioni.

Si noterà che nel ddl Buona Scuola i miglioramenti retributivi che dovrebbero incentivare gli insegnanti sono del tutto ridicoli, meno di una elemosina da guadagnarsi con il cappello in mano davanti al dirigente.

Lo stravolgimento della scuola democratica della Repubblica sta comunque incontrando strenue e decise opposizioni di tutti gli utenti e del Paese: insegnanti, genitori, studenti, sindacati. Vi sono stati scioperi massicci che hanno interessato oltre l’80% del personale scolastico. E questo nonostante i pretoriani renziani del liberismo utilizzassero argomenti falsi a sostegno della loro Buona Scuola (resto sempre stupito dal fatto che si utilizzino slogan ripetuti acriticamente da tutti i pretoriani del ducetto). Due di questi slogan meritano di essere riportati:

  • Dopo che tutti i governi precedenti hanno sottratto soldi alla scuola, noi soli ci mettiamo 3 miliardi e, nonostante ciò, ve la prendete solo con noi.
  • Se non passa la legge non possiamo assumere i 100 mila insegnanti perché essi sono funzionali alla riforma.

Alla prima falsa argomentazione, tipica di questo governo, risponde il DEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) di questo stesso governo dell’aprile 2015, che definisce le spese dello Stato per l’anno in corso con previsioni verso il futuro. Secondo le previsioni del ministero dell’Economia, la spesa per istruzione in rapporto al Pil (prodotto interno lordo) presenta una sostanziale stabilità fino al 2016, ma solo perché i tagli («le misure di contenimento della spesa per il personale previste dalla normativa vigente») trovano compensazione nelle risorse stanziate dalla Legge di Stabilità per la riforma Buona Scuola. Ma negli anni successivi le cose cambieranno: la spesa «mostra un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio».

   Riguardo alla seconda argomentazione, della quale ho già detto, cadono le braccia ad essere costretti a contestarla. L’assunzione non solo di 100 mila insegnanti ma molti di più è stata richiesta dalla UE a seguito di una violazione italiana delle norme vigenti. Ha mantenuto dei precari che facevano il lavoro di insegnanti per un tempo superiore ai 36 mesi. Detto in altro modo, questi insegnanti operavano da anni nella scuola (tra l’altro avendone i titoli) e l’Italia doveva assumerli. Se si confronta questo con le false argomentazioni del governo si capisce perché cadono le braccia.

Renzi ed i suoi ripetitori acritici ma con molto merito hanno comunque originato un malcontento diffuso in tutto il Paese, tanto che la leadership, per me misteriosa, di questo becero liberista sta venendo rapidamente meno proprio per la sua pretesa riforma della scuola e lo stravolgimento completo delle regole del lavoro con il jobs act ed i decreti delegati. Gli insuccessi elettorali, le defezioni in Parlamento e la maggioranza al Senato in grave difficoltà, stanno mettendo in serio dubbio il proseguimento della legislatura. Come ampiamente previsto dai più accorti e già detto, Renzi ha ricattato l’intero Parlamento con i 100 mila insegnanti tenuti come ostaggio: o fate passare la legge o questi non avranno il contratto. Un vero delinquente che però ha fatto passare l’orrenda Buona Scuola.

Sentivo Renzi dire: Occorre investire nella scuola. Caspita, mi sono detto, ha ragione! Poi Renzi ha proseguito: Abbiamo stanziato un miliardo per interventi sull’edilizia. Si, si, per carità … tutto è cadente (e vari ragazzi sono morti per questo) e deve essere messo in sicurezza, ma l’investimento nella scuola è ben altro che occorre aggiungere alla riparazione degli edifici. E comunque la mentalità di questi furbastri è sempre tale da pensare ad un problema attraverso la sua soluzione tramite gli affari.

Comunque oggi, 2015, ci troviamo di fronte alla destra del governo Renzi, clerico liberista, che tramite il MIUR finanzia con oltre 500 milioni l‘anno le scuole paritarie con un inutile ministro (Giannini), che non si sa bene perché la paghiamo noi e non la CEI, che dichiara ad ogni occasione che «Dobbiamo pensare una scuola che sia organizzata dallo Stato o dall’iniziativa privata. Dobbiamo uscire dalla logica che ci siano gli amici delle famiglie contro gli amici dello Stato». La poveretta non sa che vi sono scuole di Stato che crollano (solo negli ultimissimi mesi sono crollati i controsoffitti di 10 scuole insieme ad altri disastri: Torino, Grugliasco, Villa Santa Maria, Firenze, Marano, Sesto San Giovanni, Salerno, Nicotera Marina, Fiumicino, Tivoli, Cengio, Sassari, Senigallia, San Prospero, Palermo, Nuoro, Pescara, …)? che altre sono verniciate, pulite e rese agibili da genitori e studenti? che alcuni supermercati hanno fatto una convenzione con i genitori: fanno la spesa lì ed in cambio si ottengono suppellettili nuove per la scuola? che a Livorno, Parma, Vicenza e Mantova, per mancanza di finanziamenti, le scuole sono costrette a lavorare su 5 giorni per ridurre i costi legati al personale, all’energia elettrica ma soprattutto al riscaldamento? che continua ad esistere quell’articolo 33 della Costituzione, insisto, che viene sbeffeggiato eed ignorato continuamente da fascisti, democristiani, socialisti, comunisti e liberisti d’assalto? Vi è poi un sottosegretario con un nome inutilmente altisonante come Faraone che dice senza vergognarsi che La buona scuola è diventata un brand in grado di attrarre su di sé l’attenzione dei privati. Sono state tantissime le imprese – da Samsung a Microsoft – che spontaneamente hanno contattato il Miur per ‘sponsorizzare’ la scuola e le sue buone pratiche. E di questo sono molto contento: vuol dire che è chiaro a tutti che è sul futuro del nostro Paese che dobbiamo investire e che siamo chiamati tutti quanti a farlo perché la scuola è società e ne siamo tutti responsabili. Ed il Faraone continua ad imperversare aggiungendo alle sciocchezze padronali della Buona Scuola altre sciocchezze come la valutazione dei docenti da parte degli studenti (con ricadute sul salario) che sul neoassunto, per il quale viene inventato l’anno di prova, avrà ricadute sul proseguimento di quel lavoro.

Ma questi oltre 500 milioni non sono tutto perché altra pioggia di denaro arriva dalle Regioni (oltre 200 milioni) e dai Comuni (importo non quantificato). Vi sono poi le oscene proposte di detassare le famiglie che scelgono le scuole paritarie (circa 400 milioni l’anno da sommare alle cifre precedenti). Una vera offesa ad ogni cittadino di questo disgraziato Paese. Offesa alla quale partecipa con entusiasmo anche Luigi Berlinguer che non ha alcuna vergogna a dire che (Repubblica 03/03/2015) è davvero arrivato il tempo di chiudere questo conflitto del Novecento: scuole statali contro private. Non esiste, non è più tra noi, ci ha fatto perdere tempo e risorse) aggiungendo che la scuola è fatta per godere e non per rompersi le palle (Corriere della Sera 25/02/2015), concedendoci infine solo che occorre fare controlli seri, che non si sono mai fatti, su parecchie paritarie gestite da farabutti (ma di questi controlli sui diplomifici delle scuole confessionali non si parla mai!).

Agevolazioni fiscali. Alla fine, il 5 per mille che le scuole avrebbero potuto ricevere da ogni contribuente è stato stralciato. Il pericolo che si potesse aggravare la sperequazione tra scuole ricche e povere della stessa città e di aree diverse del paese aveva prodotto scontri durissimi tra maggioranza e opposizioni anche in commissione. Tra i bonus previsti dal disegno di legge sono rimasti lo school bonus –  erogazioni liberali che prevedono un credito d’imposta a favore del donatore –  e la detrazione fiscale per coloro che mandano i figli nelle scuole paritarie (66,4 milioni di euro l’importo annuo previsto). Il riconoscimento a tutti gli effetti educativi delle scuole confessionali è trainato dall’associazione TreeLLLe (vedi webografia).

  • Detrazioni fiscali per chi iscrive i figli alle scuole confessionali. Sarà di un massimo di 400 euro l’anno e si applicherà dalle materne alle scuole superiori.

BUONA SCUOLA E TREELLLE

Ho già detto che l’associazione TreeLLLe è una filiazione dei potentati economici, con alla testa l’OCSE, oltre che della Compagnia San Paolo. A partire dalla sua fondazione nel 2001, l’associazione ha lavorato per imporre ai differenti governi la concezione di una scuola liberista finalizzata a preparare cittadini acritici e lavoratori ubbidienti (riuscendo addirittura ad avere un ministro, Tullio De Mauro).

Il Quaderno 1 del 2002 inizia con una questione che sta a cuore all’OCSE, ponendo il seguente quesito retorico: Sì può evitare di trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo premiando invece le capacità e l’impegno dei singoli ben riconosciuto dall’ambiente scolastico?

Il Quaderno 2 del 2002 pone l’altro problema caro all’OCSE, quello della valutazione del sistema d’istruzione della scuola dell’autonomia affermando che la valutazione può consentire utili confronti tra situazioni comparabili e innescare un’emulazione virtuosa tra le scuole: è un servizio essenziale per chi la governa, per chi vi opera e per chi ne fruisce.

Il Quaderno 3 del 2003 è un peana al peggior disastro creato da Luigi Berlinguer nell’Università, il 3+2. Anche qui viene auspicata valutazione e si indicano modi di reclutamento che hanno fallito completamente.

Il Quaderno 4 del 2004 si occupa dell’unica cosa che nessun governo ha affrontato e che è uno degli elementi alla base del miglioramento della scuola: impoverimento della qualità del personale insegnante, aumento del numero dei docenti, carenza di insegnanti di materie scientifiche, perdita di prestigio della professione docente, scarsità di incentivi e di prospettive di carriera etc. Il fatto che nella scuola oltre l’80% degli insegnanti è di sesso femminile, al di là dell’eccellente preparazione delle donne in ogni disciplina, mostra che la scuola è intesa come secondo lavoro.

Il Quaderno 5 del 2006 inizia a porre i problemi in modo globale e quindi mettendo le prime pietre della Buona Scuola che lo staff di Renzi copierà. Faccio qualche esempio delle copiature pressocché letterali essendo chiaro che anche dove queste non vi sono è l’intero spirito TreeLLLe che è all’interno della Buona Scuola.

Nel Quaderno si può leggere:

Il dirigente sceglie e nomina i propri collaboratori; organizza tutti i servizi interni alla istituzione scolastica e ne designa i responsabili; gestisce tutte le risorse professionali, finanziarie e strumentali; propone al Consiglio l’assunzione di personale per tutte le funzioni necessarie; concorre alla valutazione di tutto il personale; è titolare delle relazioni sindacali.

Nel ddl si legge:

Nell’ambito dell’autonomia dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico ( … ) svolge compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento ed è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti.

Ancora. La TreeLLLe scrive:

Occorre promuovere la flessibilità nell’utilizzo delle competenze degli insegnanti, svincolandoli dalla rigidità delle classi di concorso. Fin dalla fase della formazione iniziale, essi vanno incoraggiati a prepararsi per insegnare più discipline. Si deve pensare ad un albo delle competenze professionali dei docenti – non limitato ai titoli accademici – cui le scuole possano attingere per diversificare la propria offerta formativa.

Nel ddl troviamo:

Per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo ( … ) e può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati.

E questo cambiamento strutturale permette ai furbastri della TreeLLLe di superare anche il contratto di lavoro degli insegnanti. A tale proposito il Quaderno dice infatti:

I contratti collettivi nazionali di lavoro devono regolare solo istituti di interesse generale e di garanzia (salario minimo, orario massimo di lavoro, ferie, malattia e poco altro). Non devono dettare norme e limiti per l’utilizzo del personale all’interno delle scuole,

infatti tale personale deve restare nella completa disponibilità del dirigente.

Nel Quaderno leggiamo:

Va introdotta la possibilità di una incentivazione economica per incarichi temporanei del personale: la quota di risorse deve essere costituita da una misura percentuale del monte stipendi, definita dal contratto nazionale di lavoro, in misura non inferiore al 5%. La sua utilizzazione deve essere rimessa al dirigente, sentite le rappresentanze sindacali di istituto

Nel ddl troviamo:

per la valorizzazione del merito del personale docente è istituito presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un apposito fondo, con lo stanziamento di euro 200 milioni annui a decorrere dall’anno 2016.

Inoltre, come scrive Salvatore Cannavò su Il Fatto Quotidiano del 3 giugno 2015:

nel novembre del 2014, dopo aver letto il progetto Buona Scuola, la Treelle redige una “Memoria” [vedi webografia] che sottolinea alcuni punti. Il primo, direttamente recepito da Matteo Renzi lo scorso febbraio, è che sarebbe meglio “fare ricorso a un’unica fonte legislativa per l’intero pacchetto”.

L’idea di spacchettare le assunzioni dei precari e poi prevedere la riforma complessiva della scuola nasce dopo questi rilievi. Così come, sottolinea ancora il think tank, “il piano assunzioni è troppo costoso e prosciuga troppe risorse”. Anche qui, in pochi giorni da 148 mila assunzioni si passa a 101 mila. Ancora: la Treelle propone che si lavori per premiare quel “10-20 per cento di insegnanti su cui si regge la buona scuola” e nella legge si stanziano incentivi mirati e la facoltà per i dirigenti di “individuare fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica”.

La Treelle consiglia, ancora, di non nominare supplenti “per assenze fino a dieci giorni” e di affrontare le assenze brevi con l’organico funzionale.

Detto fatto: “Il dirigente scolastico – recita la legge del governo Renzi – può effettuare le sostituzioni dei docenti assenti per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni con personale dell’organico dell’autonomìa”.

In tale Quaderno leggiamo molto di più: La dirigenza delle scuole italiane, come anche l’autonomia, è rimasta bloccata in una situazione di incertezza e di sospensione. L’attribuzione della qualifica di dirigente è avvenuta sull’onda dell’attribuzione dell’autonomia delle scuole e di questa subisce i gravi limiti e le impasse. Il primo aspetto critico sta nel fatto che il profilo professionale è stato costruito su quello della dirigenza burocratica e non sul modello manageriale (potere e responsabilità), per cui invece di essere rivolta alla direzione di un servizio finalizzato all’educazione e alla formazione, esse rimane rivolta al vertice burocratico e amministrativo del Centro. E, di seguito: – il dirigente non esercita autonomi poteri decisionali, se non su aree marginali della gestione, e, comunque, non sul personale, che non valuta e non contribuisce né a reclutare, né a selezionare, né a sanzionare positivamente o negativamente. Eppure formalmente egli viene considerato responsabile dei loro risultati; – il dirigente può scegliersi due collaboratori, ma solo per l’espletamento delle sue funzioni amministrativo-burocratiche, non certo per orientare, coordinare e incidere sul funzionamento didattico e pedagogico della scuola, presidiato da figure di sistema elette dall’assemblea del personale docente (Collegio dei docenti); – il dirigente, infine, ha poteri di contrattazione con le istanze sindacali, ma con margini quantitativi e qualitativi ristrettissimi dettagliatamente definiti dal contratto nazionale.

Naturalmente è in incubazione la proposta dei dirigenti che tutto possono, come sarà nella Buona Scuola e come sarà descritto nel Quaderno successivo. La cosa che lascia basiti è che, a questi dirigenti, nati burocrati e mai preparati opportunamente verrebbe affidata la scelta degli insegnanti e la loro valutazione. In questo sfortunato Paese le norme stringenti e le valutazioni riguardano sempre i più deboli. Gli altri sono sempre preparati a prescindere … Ma forse il mio è un giudizio ingeneroso. Se si guarda a quanti manager prendono premi per aziende portate al fallimento, forse Renzi vuole premiare gli insegnanti con la supposta valutazione.

Il Quaderno 6 (1) del 2006 è riassunto bene dall’Introduzione del Presidente TreeLLLe, Attilio Oliva che illustra la Buona Scuola, quella padronale, con queste parole:

non esiste in nessuna forma l’arte o la scienza dell’insegnare; basta sapere per saper insegnare bene. Le scienze dell’educazione e le pratiche didattiche sono state così colpevolmente trascurate.

In questo conflitto di visioni “l’anzianità di servizio” è diventata il sostituto funzionale della qualità della prestazione di insegnamento (mai valutata) e unico e prevalente presupposto del “diritto” all’ingresso nei ruoli della scuola pubblica.

….

I criteri per scegliere gli insegnanti dovrebbero essere definiti dalle scuole stesse e tener conto delle loro specifiche esigenze (tipologia, dimensioni, contesto socioeconomico, etc.) oltre che del loro Progetto di Istituto.

le scuole “autonome” non hanno per ora la possibilità di scegliersi gli insegnanti.

si è premiata l’anzianità e non il merito professionale; nessun serio tirocinio, nessuna valutazione per cui l’insegnante inadatto non sa di esserlo perché nessuno glielo dice in nessun momento della sua carriera;

Si può iniziare a dire che questi liberisti, in ambito “culturale”, sono portatori dell’ideologia neopositivista, la metafisica della scienza. Secondo tale ideologia tutto sarebbe misurabile e, per fortuna, non tutto lo è. A lato dei liberisti TreeLLLe vi sono poi coloro che neppure sanno cosa è il neopositivismo e che, fregandosene di tutto, sono usi copiare tutti i desiderata del padrone.

Da qui, fino ad oggi, si sono andati precisando studi e proposte per la scuola italiana (precari, scuole tecniche, lifelong learning, educazione degli adulti, …). Da notare che nel 2013 è stato realizzato un Quaderno, Valorizza, con proposte molto stringenti su come valutare gli insegnanti. In questo quaderno leggiamo che per valutare gli insegnanti occorre:

  • collegare un miglioramento retributivo ad un meccanismo di riconoscimento del merito (e non solo al maturare dell’anzianità);
  • mettere in moto una dinamica di emulazione positiva tra gli insegnanti, che allarghi l’area dell’eccellenza professionale;
  • far emergere le personalità più apprezzate in ogni scuola al fine di alimentare il “vivaio” degli insegnanti fra cui reclutare il middle management, essenziale per realizzare una “leadership distribuita”;
  • attrarre, nel tempo, alla professione di insegnante anche laureati di elevate qualità, attraverso una prospettiva di possibili migliori retribuzioni e sviluppi di carriera;
  • indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione, quale presupposto necessario per il miglioramento generale delle loro prestazioni.

Si noterà che nel ddl Buona Scuola i miglioramenti retributivi che dovrebbero incentivare gli insegnanti sono del tutto ridicoli, meno di una elemosina da guadagnarsi con il cappello in mano davanti al dirigente.

Lo stravolgimento della scuola democratica della Repubblica sta comunque incontrando strenue e decise opposizioni di tutti gli utenti e del Paese: insegnanti, genitori, studenti, sindacati. Vi sono stati scioperi massicci che hanno interessato oltre l’80% del personale scolastico. E questo nonostante i pretoriani renziani del liberismo utilizzassero argomenti falsi a sostegno della loro Buona Scuola (resto sempre stupito dal fatto che si utilizzino slogan ripetuti acriticamente da tutti i pretoriani del ducetto). Due di questi slogan meritano di essere riportati:

  • Dopo che tutti i governi precedenti hanno sottratto soldi alla scuola, noi soli ci mettiamo 3 miliardi e, nonostante ciò, ve la prendete solo con noi.
  • Se non passa la legge non possiamo assumere i 100 mila insegnanti perché essi sono funzionali alla riforma.

Alla prima falsa argomentazione, tipica di questo governo, risponde il DEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) di questo stesso governo dell’aprile 2015, che definisce le spese dello Stato per l’anno in corso con previsioni verso il futuro. Secondo le previsioni del ministero dell’Economia, la spesa per istruzione in rapporto al Pil (prodotto interno lordo) presenta una sostanziale stabilità fino al 2016, ma solo perché i tagli («le misure di contenimento della spesa per il personale previste dalla normativa vigente») trovano compensazione nelle risorse stanziate dalla Legge di Stabilità per la riforma Buona Scuola. Ma negli anni successivi le cose cambieranno: la spesa «mostra un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio».

   Riguardo alla seconda argomentazione, della quale ho già detto, cadono le braccia ad essere costretti a contestarla. L’assunzione non solo di 100 mila insegnanti ma molti di più è stata richiesta dalla UE a seguito di una violazione italiana delle norme vigenti. Ha mantenuto dei precari che facevano il lavoro di insegnanti per un tempo superiore ai 36 mesi. Detto in altro modo, questi insegnanti operavano da anni nella scuola (tra l’altro avendone i titoli) e l’Italia doveva assumerli. Se si confronta questo con le false argomentazioni del governo si capisce perché cadono le braccia.

Renzi ed i suoi ripetitori acritici ma con molto merito hanno comunque originato un malcontento diffuso in tutto il Paese, tanto che la leadership, per me misteriosa, di questo becero liberista sta venendo rapidamente meno proprio per la sua pretesa riforma della scuola e lo stravolgimento completo delle regole del lavoro con il jobs act ed i decreti delegati. Gli insuccessi elettorali, le defezioni in Parlamento e la maggioranza al Senato in grave difficoltà, stanno mettendo in serio dubbio il proseguimento della legislatura. Come ampiamente previsto dai più accorti e già detto, Renzi ha ricattato l’intero Parlamento con i 100 mila insegnanti tenuti come ostaggio: o fate passare la legge o questi non avranno il contratto. Un vero delinquente che però ha fatto passare l’orrenda Buona Scuola.

Chris Hedges

Scrive il giornalista e scrittore statunitense Chris Hedges:

Il superamento di test a scelta multipla celebra e premia una forma peculiare di intelligenza analitica, apprezzato dai gestori e dalle imprese del settore finanziario che non vogliono che dipendenti pongano domande scomode o verifichino le strutture e gli assiomi esistenti: vogliono che essi servano il sistema. Questi test creano uomini e donne che sanno leggere e far di conto quanto basta per occupare posti di lavoro relativi a funzioni e servizi elementari. I test esaltano quelli che hanno i mezzi finanziari per prepararsi ad essi, premiano quelli che rispettano le regole, memorizzano le formule e mostrano deferenza all’autorità. I ribelli, gli artisti, i pensatori indipendenti, gli eccentrici e gli iconoclasti – quelli che pensano con la propria testa – sono estirpati. […] I test di alto livello, possono essere privi di valore dal punto di vista pedagogico, ma sono un meccanismo eccezionale per minare il sistema scolastico, instillando paura e creando una giustificazione perché se ne impossessino le imprese. C’è qualcosa di grottesco nel fatto che la riforma dell’istruzione sia diretta non da educatori bensì da finanzieri e speculatori e miliardari. […] Sospetto che i gestori di fondi speculativi che stanno dietro il nostro sistema delle scuole parificate – il cui interesse principale non è certo l’istruzione – siano felicissimi di sostituire i veri insegnanti con istruttori non sindacalizzati e scarsamente addestrati. Insegnare sul serio significa instillare i valori e il sapere che promuovono il bene comune e proteggono una società dalla follia dell’amnesia della storia. L’ utilitaristica ideologia industriale abbracciata dal sistema dei test standardizzati e delle “accademie della leadership” non ha tempo per le sottigliezze e le ambiguità morali tipiche di un’educazione alle arti liberali. L’industrialismo ruota intorno al culto dell’io: è incentrato sull’arricchimento e il profitto personale come solo fine dell’esistenza umana, e quelli che non si adeguano sono messi da parte. […] Come mai gli amministratori dei fondi speculativi siano improvvisamente tanto interessati all’istruzione dei poveri delle città? Perché lo scopo principale di questa mania dei test non è valutare gli studenti, ma di valutare gli insegnanti […] A New York ai dirigenti scolastici è stato dato ogni incentivo, sia finanziario sia in termini di controllo, perché sostituiscano gli insegnanti esperti con reclute di 22 anni fuori ruolo: costano meno, non sanno niente e sono malleabili e licenziabili. […] Quelli che pensano pongono domande, domande che coloro che detengono l’autorità non vogliono siano poste: ricordano chi siamo, da dove veniamo e dove dovremmo andare. Restano eternamente scettici e diffidenti nei confronti del potere, e sanno che questa indipendenza morale è l’unica protezione dal male radicale che deriva dall’incoscienza collettiva. Questa capacità di pensare è un baluardo contro ogni autorità centralizzata che cerchi di imporre un’ottusa obbedienza.

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